IL COACH DELLA NAZIONALE FEMMINILE RISPONDE ALLE DOMANDE DELLA NOSTRA REDAZIONE

In casa Viking, come molti sanno, teniamo particolarmente al movimento femminile italiano. Ad un mese dalla prima giornata del torneo che si disputerà a l’Aquila, siamo ancora deliziati dal dopo Lettonia dove abbiamo visto una Nazionale che, nonostante i risultati, ci fa ben sperare per i prossimi appuntamenti. Un gruppo che ha trovato finalmente un’identità di squadra grazie soprattutto al lavoro di Giorgio Battaini. Classe 1982, giovane ma di grande esperienza e professionista del floorball ha messo a disposizione delle azzurre la sua competenza ed i suoi metodi tranquilli e coinvolgenti gettando le basi per un progetto che, siamo sicuri, ci darà grandi soddisfazioni in futuro.

Gli abbiamo fatto alcune domande sulla qualificazione in Lettonia

REDAZIONE – Ciao Giorgio, innanzitutto complimenti per la bella nazionale che abbiamo visto       in Lettonia.  Finalmente abbiamo una compagine femminile con un’identità ben definita. Nonostante i risultati, la sensazione che abbiamo avuto è quella di un gruppo compatto, motivato e destinato a diventare competitivo. E’ cosi? In quanti anni avremo una Nazionale competitiva e pronta a giocare alla pari con le altre squadre?

 

GIORGIO – Innanzitutto grazie mille per i complimenti! Difficile rispondere a questa domanda considerando quanto il livello delle avversarie non sia omogeneo: per arrivare a giocare alla pari della Svezia? Non oso neanche pensarci… Della Lettonia? Ancora parecchi… Dell’Estonia? Probabilmente non tanto…

Il nostro livello è effettivamente notevolmente salito e sono contento che anche all’esterno si sia potuta notare questa crescita. Ricordiamoci che parte dei passivi pesanti possono essere anche dovuti alla mancanza di esperienza a questi livelli. Sembra cosa da poco conto, ma ha il suo peso.

Il gruppo è giovane e motivato, sono sicuro che potrà dare delle belle soddisfazioni ai colori azzurri. L’importante ora è crederci e continuare a lavorare bene come si è fatto fino ad ora.

 

R – C’è molto su cui lavorare. Parliamo della difesa. Abbiamo visto molti errori in fase di uscita, palline perse in zone pericolose e disattenzioni che hanno creato situazioni di 2 contro 0 e 3 contro  1, e le avversarie non hanno mai perdonato. Pensi che sia dovuto ad una semplice carenza di esperienza delle giovani atlete?

 

G – Sicuramente la mancanza di esperienza ha influito, così come il poco tempo avuto per conoscersi e imparare a giocare assieme. In effetti si può constatare guardando i video un miglioramento generale sotto questo aspetto durante l’arco di tutta la settimana. I meccanismi vanno costruiti e oliati e per questo ci è servito e ci servirà del tempo. A maggior ragione quando ci si riesce ad incontrare così poco durante l’anno.

A questo va poi aggiunto il fatto che molte ragazze si sono dovute confrontare con la necessità di fare tutto molto più velocemente di quanto non debbano fare in campionato. Ho meno tempo per pensare, ho meno tempo per farmi trovare al posto giusto, ho meno tempo per controllare la pallina. Questo porta inevitabilmente ad errori.

Ultimo aspetto da considerare è quello della richiesta da noi fatta alle ragazze ad inizio settimana: volevamo avere una squadra che provava, che osava, che si prendeva le responsabilità. Questo significa avere il coraggio magari anche di commettere un errore per poi avere la possibilità di lavorare su questo e migliorare. La squadra ci ha preso alla lettera e ha provato a giocare a floorball per tutta la settimana, commettendo però tanti errori. È stato molto interessante vedere però come questi elementi sono stati sfruttati per crescere esponenzialmente durante le intere Qualifiche.

 

R – Passando alla fase offensiva, tanto entusiasmo ma è mancato qualcosa: quel passaggio in più che porta ad un tiro pulito e molto spesso al goal. Anche qui pensi che sia stata la poca esperienza oppure la troppa fretta nel cercare il tiro?

 

G – Penso che la risposta trovi radici in quanto detto appena alcune righe qui sopra: spesso le ragazze dovevano fare tutto leggermente più velocemente di quanto fossero abituate.

Sicuramente l’esperienza da te citata ha avuto un ruolo importante e lo avrà in futuro: giocare per la nazionale e giocare questi tornei non è proprio cosa di tutti i giorni ed è importante prendere confidenza con questa realtà. Non dimentichiamoci che avevamo 13 debuttanti su 17 giocatrici. Alcune si sono trovate con le polveri bagnate, ma la prossima volta che ci troveremo ad affrontare una qualifica, si faranno trovare più facilmente pronte.

 

R – Gran parte dei risultati sono stati “falsati” dalla terza frazione di gioco nella quale la squadra ha sempre avuto un crollo e le avversarie hanno dilagato. Un problema di tenuta fisica o di demotivazione?

 

G- Il problema dei nostri terzi tempi è legato sicuramente in parte alla condizione fisica, ma anche (e soprattutto) al fatto che noi, per rimanere in partita, dobbiamo lottare con tutte le nostre forze. Dobbiamo sudare sette camicie per poter fare un goal e questo lo paghiamo alla lunga. Diciamo che la nostra mancanza di esperienza ha fatto sì che nei momenti decisivi fossero sempre le avversarie a prevalere.

Se si prende come esempio la partita con la Germania, si può notare come per lunghi tratti abbiamo giocato alla pari. Nei momenti decisivi sono però sempre state le nostre avversarie a trovare la via del goal.

Sicuramente poi entra in gioco anche un fattore psicologico: hai lavorato fortissimo per 50 minuti, sei stanca morta, sai di aver sbagliato alcune ghiotte occasioni da goal e sai che la partita non la puoi più far girare a tuo favore… facile allora che non si trovino più le risorse innanzitutto mentali per fare quel passo in più, per conquistare quel centimetro extra. Non penso però che questa si possa chiamare demotivazione, è più una reazione di sfinimento. Perché il cuore e la motivazione di queste ragazze sono stati enormi.

 

R- Nell’ultima partita, contro la Danimarca, hai giustamente dato spazio alle terze e quarte linee, tra le quali figurano alcune giocatrici del campionato italiano. Il risultato finale non è stato molto diverso dagli altri. Significa che il livello di base del gruppo è piuttosto omogeneo? Dunque stiamo facendo un buon lavoro anche in Italia?

 

G – Purtroppo alla prima delle tue domande devo rispondere onestamente di no. Il gruppo, a livello tecnico-tattico non è per niente omogeneo. Anzi, la differenza tra le ragazze è quasi abissale per certi versi.

Questo non significa che bisogna rispondere negativamente anche alla seconda domanda. Sono molto contento del contributo portato dalle 4 ragazze che giocano in Italia e la loro crescita è stata notevole, sia negli ultimi mesi che durante la settimana. Purtroppo però, fino a quando non potranno giocare anche loro con regolarità su campo grande, non hanno proprio gli stessi presupposti di chi scende in campo ogni fine settimana per affrontare una partita di serie B svizzera. Posso solo augurarmi che prima o poi si riesca a creare un campionato femminile che non si disputi in 2 giornate su campo piccolo ma bensì in un’intera regular season a campo grande.

La disomogeneità del gruppo però non è da limitare a una spaccatura in due, diciamo che abbiamo veramente livelli molto diversi tra quasi tutte le ragazze, indipendentemente dal loro domicilio.

Il risultato con la Danimarca è effettivamente simile agli altri. Penso però che ciò possa essere legato a molti fattori differenti e complessi. Tra questi si possono citare la sempre maggiore amalgama del gruppo, l’appagamento delle avversarie, già praticamente sicure del biglietto per i mondiali al fischio d’inizio, e la voglia di dimostrare sul campo da parte delle “terze e quarte linee” l’attaccamento alla maglia e quanto imparato in questa settimana.

R – In Italia i numeri del floorball femminile, anche se in crescita, sono ancora scarsi. Tuttavia la qualità non manca, il movimento italiano è riuscito a dare alla nazionale due elementi che hanno vissuto il mondiale da protagonisti. Sto parlando dei due portieri, Lara Amici da Viking Roma e Roberta Menchini  da Floorball l’Aquila, che considerando i risultati hanno parato con buone percentuali.

 

G – Sì, effettivamente queste due ragazze sono state parte essenziale della squadra, sia in campo che fuori.  Tenuto conto del fatto che si trattava per entrambe della prima esperienza in ambito internazionale, hanno sicuramente portato a casa buone statistiche, a discapito degli score finali. 

Entrambe si sono fatte valere , specialmente considerando i differenti percorsi da cui provenivano (Lara ha una lunga militanza nello hockey in-line e quindi un bagaglio diverso da quello unihockeystico con cui rapportarsi, Roberta è davvero una nuova leva con meno di 6 mesi di gioco sulle spalle). 

Roberta addirittura ha vinto il premio MVP nella sfida contro la Lettonia.

Ovviamente sono sicuro che in Italia ci siano molte altre promesse come queste due ragazze, che speriamo di poter scoprire a breve, per far crescere sempre di più il gruppo su cui lavorare, e da cui poi estrarre le 20 atlete per la prossima final list.

 

R – Nel centro Italia abbiamo grosse difficoltà a reperire strutture per poter praticare, eppure il Lazio è diventato un polo del floorball italiano. Hai qualche consiglio, sia tecnico che strategico, da dare a tutti quelli che si occupano del settore femminile a livello giovanile?

 

G – Purtroppo per voi è molto difficile poter giocare delle partite, quindi approfittate di ogni occasione per giocare. Forse più che un consiglio (che magari riuscirò un giorno a dare di persona) posso diramare un invito: la Svezia sembra lontana, ma se volete organizzare un campo d’allenamento qui, posso fornire del supporto logistico.

 

R – Avremo occasione di vederti come osservatore alle partite del campionato femminile italiano?

 

G – Mi piacerebbe tantissimo, ma devo riuscire ad organizzarmi. Purtroppo abito in Svezia e il mio lavoro mi occupa spesso nei week end (lavoro come allenatore e docente di floorball). Scendere in Italia è un notevole sforzo sia logistico che economico, farò il possibile per cercare di esserci, ma non sono sicuro di potermelo permettere. In ogni caso potrebbe esserci qualcun altro dello staff.

E io potrei magari riuscire a passare dai centri nevralgici del floorball femminile italiano più in là durante l’anno, verso maggio,, quando il mio lavoro mi impegna meno. Mi piacerebbe ad esempio riuscire a dare un occhio di persona alle realtà di Roma e L’Aquila.

 

Ringraziando Coach Battaini per la sua disponibilità vi invitiamo a rimanere sintonizzati con Viking Roma Floorball Club per i tanti appuntamenti dei prossimi mesi.

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